IL TEATRO DI FIGURA AL MAGGIO
Molto nutrita la presenza del teatro di figura al Maggio all'Infanzia 2011, segno forse di un rinato interesse per questo linguaggio che ha messo al centro del Festival l'artigianato teatrale, il saper costruire e dare anima a pezzi di legno e oggetti quotidiani, a pupazzi e sagome fino alla più ostica plastica da riciclo, difficilissima da trattare e da trasformare in oggetto poetico. Questi i materiali visti e utilizzati dalle compagnie, con delle punte di perfezione da far pensare che nessuna "nuova tecnologia" potrà mai sostituire la poesia della materia che si anima nelle mani di un burattinaio.
Lo spettacolo di teatro di figura più apprezzato del Festival è sicuramente stato Secondo Pinocchio della Compagnia Burambò, che ha presentato un burattino così credibile e ricco di sfumature da sembrare vivo. Secondo Pinocchio è uno spettacolo raffinatissimo, tutto costruito sul doppio: se da una parte il rapporto tra burattinaio e burattino è non solo svelato ma anche rivelato come relazione tra creatore e creatura, dall'altra il burattino si guarda da fuori, si commenta, si narra e mette a disposizione tutte le sue doti istrioniche per autoassolversi, per raccontare i suoi incubi e le sue visioni, per reclamare attenzione ed empatia col pubblico. E lo fa con la furbizia di cui solo lui è capace, come quando prova la scena in cui è costretto a fare il cane legato alla catena.
I suoi creatori Daria Paoletta e Raffaele Scarimbolo quella scena l'hanno tagliata, ma lui sa che quello è uno dei momenti più strazianti della sua storia che gli permetterà di conquistare fino in fondo gli spettatori già inteneriti dalla sua innocenza birichina. Gli episodi del libro sono narrati con leggerezza e con trovate che solo la testa di un burattino potrebbe immaginare, come gli scarponi con gli occhi: con i gambetti abbassati sembrano tanti somarelli tutti uguali. Bellissimo il finale. Il burattino sparisce e il bambino Pinocchio è tra i piccoli spettatori. Chi di loro sarà? Il burattinaio/mangiafuoco conosce bene il particolare battito del cuore di quel bambino, molto vicino al rumore di una sega che taglia il legno. Ecco … forse laggiù in platea sentirà quel battito e Pinocchio, incorreggibile burattino – bambino sempre in fuga, tornerà nella baracca, la sua vera casa.
Sempre di Burambò, questa volta in coproduzione con La luna nel pozzo, va segnalato L'Isola, ispirato alla Great Pacific Garbage Patch, l'isola di plastica che si è formata nel Pacifico a causa delle correnti vorticose che raccolgono in un unico punto la spazzatura galleggiante. C'è ancora molto mistero intorno a quest'isola che pare sia grande come la penisola iberica, e lo spettacolo di Daria Paoletta e Pia Wachter con le musiche dal vivo del bravissimo Mirko Lodedo, ovviamente suonate su inventivi strumenti di plastica, parte proprio da quel mistero. C'è una vita su quell'isola? E se c'è che forme avrà? Di bottiglie per l'acqua o di tappetini per il bagno? Di sacchi neri per la spazzatura o di bidoni? E com'è la musica suonata sulla plastica? Può avere le stesse armonie della musica suonata con strumenti tradizionali? E' raro che questi materiali riescano a trasformarsi in scena, raro che riescano ad animarsi, eppure è tutta qui la magia di questo spettacolo che forse non avrebbe bisogno di parole né dell'unico grande foglio di plastica verde che serve da fondale e che rimane fisso e terribile nella sua "plasticosità" . Il gabbiano costruito con grande un foglio di plastica da imbiancatura che cerca di capire cos'è quel disco di legno che ha trovato tra la spazzatura, racconta moltissimo e lascia immaginare un futuro in cui anche gli animali, mangiando la plastica disciolta nel mare, saranno più simili ad esseri mutanti destinati a vagare in un mondo sempre più artificiale.